| Lo stemma è l’espressione
grafica del cognome familiare, un simbolo con cui ci si riconosce tra
tutti i membri della stessa casata. Nato nell’epoca delle crociate
e usato per distinguersi nella massa e nella bolgia di quelle che erano
le guerre e le battaglie, venne poi impiegato nei tornei e nelle giostre,
sempre come segno di distinzione, fino ad essere “alzato”
solamente su carta da visita e anelli. Esso rappresentava appunto il cavaliere
e la sua famiglia.
Dare una spiegazione ai simboli contenuti in uno stemma gentilizio non
è sempre cosa semplice, come si crede.
Difatti, se a volte alcune figure e altre partizioni o pezze sono speculari
di una concessione di qualche sovrano, o fanno riferimento a un dato e
preciso evento, molte altre sono frutto del gusto estetico di chi le ideò
per primo.
Probabilmente rientra in questa seconda categoria lo stemma dei Tuccimei.
Emblema semplice, con sole quattro figure, che sembrerebbero testimoniare
la sua antichità. È difatti risaputo, quella sorta di discutibile
broccardo araldico per cui gli stemmi dalle figure più semplici
sarebbero i più antichi. Uno stemma quasi antropomorfo formato
da due stelle di sei raggi poste in fascia, un crescente montante (ovvero
una mezzaluna all’insù) ed una stella cometa con una coda
a volte ondeggiante in palo, altre a raggiera. Tutto d’argento in
campo azzurro. Quasi una volta celeste, o meglio uno squarcio di cielo,
chiuso da una cornice triangolare o rettangolare o a “testa di cavallo”.
Andiamo ad analizzare questi simboli quasi astrologici.
Le stelle in araldica sono sicura indicazione della strada, rappresentano
la “guida sicura verso il sicuro arrivo al porto spirituale o a
quello materiale” , simbolo, insomma, di chi aspira a cose superiori
o ad azioni sublimi. La mezzaluna, invece, dovrebbe significare l’auspicato
accrescimento delle fortune della famiglia. Infine la cometa, la stella
codata di luce, indicherebbe la chiarezza di fama, virtù superiori,
e poiché oltre la stella v’è anche la luce perenne
della coda virtù e potenza eterna, ma anche augurio ai discendenti.
Congetture ovviamente, poiché non sapremo mai il reale motivo della
scelta di tali simboli nello stemma in quanto non c’è stato
tramandato. Congetture che però trovano riscontro nell’impresa
del notaio Evangelista Tuccimei. In questa sorta di stemma personale,
l’avo racchiuse diversi elementi araldici. L’aquila, anche
se sembra esser più una fenice nella sua immortalità, che
sormonta un monte, sul quale soffia il vento. Aquila che guarda verso
delle nubi lontane, ma tra le quali spicca nitida una stella cometa, tolta
certamente allo stemma. Un volatile che, superando gli ostacoli del monte
e del forte vento, segue attraverso le nubi la via sicura indicata dalla
stella cometa. Il tutto superbamente spiegato nel motto sormontate l’impresa:
USQUE AS SIDERA. “Fino alle stelle” è dunque destinato
il lungo cammino di una stirpe attraverso degli ostacoli ma con una sicura
guida. E quale guida migliore di una cometa, l’astro che indicò
la nascita di Nostro Signore?
Ecco allora una delle possibili interpretazioni dello stemma gentilizio
dei Tuccimei. Di quel, per dirlo in termini araldici, d’azzurro
al crescente montante, accompagnato in capo da due stelle poste in fascia,
ed in punta da una cometa (ruotata, dipende!) ondeggiante in palo, il
tutto d’argento. Una sorta di insegnamento da seguire, una dottrina
avita tramandataci da chi camminò prima di noi su questo mondo.
P.GUELFI CAMANJANI: Dizionario Araldico, rist. ed. Forni,
pag. 521.
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